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Terre d'Italia

in onda domenica 27 febbraio 2011 alle 13.25

Ilnome della ceramica è da sempre legato a Faenza, l’unica città italiana ad avere addirittura un assessorato alla ceramica. Nella puntata di questa settimana Passepartout indaga sulle ragioni di questo antico connubio, recandosi come di consuetudine sul posto.

Il racconto comincia illustrando come funzionano i vari processi di lavorazione della ceramica, osservando tutte le tecniche necessarie e i successivi procedimenti presso gli studi e i laboratori della città, parlando con gli specialisti. C’è poi una Faenza museale della ceramica che si inizia già a scorgere all’interno dalle stesse botteghe, come il Laboratorio Garavini, la Bottega d’Arte Gatti Ceramiche o la Casa Museo Tramonti. Vi si trovano forme ed oggetti che oscillano tra la rievocazione della tradizione e la contaminazione con i linguaggi modernisti, Futurismo compreso.

Una particolarissima vocazione quella faentina per questo tipo di espressione artistica, che trova il suo livello di espressione massima nel Museo Internazionale delle Ceramiche, fondato nel 1908 e diventato nel tempo, nonostante le pesanti perdite a seguito dei bombardamenti della II guerra mondiale, un importante centro culturale di ricerca e di documentazione per la ceramica di tutto il mondo in grado di proporre al pubblico un'ampia rassegna di quanto è stato prodotto dall'antichità classica fino ai giorni nostri. Il Museo non si rivolge solo alle ceramiche del passato, ma è attento a quanto ancora oggi si produce nel settore con un’impressionante sequenza di opere di artisti universalmente riconosciuti come Picasso, Matisse, Rouault, Léger, Chagall, Fancello, Fontana, Leoncillo, Burri, Martini, Melotti, Nespolo, Baj, Arman, Matta. Al suo interno propone anche mostre temporanee come la sorprendente Bertozzi e Casoni. Nulla è come appare, forse. Bertozzi e Casoni sono due esperti di ceramica, ma anche degli eccellenti artisti con una poetica raffinatissima e un’ironia incontrollata. Esibiscono vere e proprie installazioni, tutte rigorosamente costruite in ceramica, fin nei minimi particolari, degne dei migliori giochi dell’attuale contemporaneità, una mania quasi aristotelica per una mimesi quasi perfetta. Anche se, parafrasando il titolo della mostra, nulla è come appare, forse è proprio qui che risiede il segreto di questo longevo rapporto della città con la ceramica, che potrebbe essere spiegato con il saper sempre tradurre le pulsioni della contemporaneità con l’antico linguaggio della ceramica, attraverso un gusto “felliniano” tutto romagnolo sempre incline allo straniamento, all’ironia, all’elogio della follia.

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