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La Questione Settentrionale

in onda domenica 15 settembre 2013 alle 13:25

A Passepartout si parla della scuola lombarda dal XV secolo all’inizio del XVII, delle sue caratteristiche, degli interpreti principali da Foppa a Caravaggio.

Philippe Daverio mette a fuoco una questione fondamentale nella storia della pittura italiana prendendo spunto dall’eccezionale contemporaneità di due mostre. Giovan Battista Moroni. Lo sguardo sulla realtà, a Bergamo in diversi luoghi della città (Museo Adriano Bernareggi, Palazzo Moroni, Chiostro di San Francesco, Biblioteca Civica Angelo Mai) e Caravaggio: l’ultimo tempo 1606-1610 a Napoli, Museo di Capodimonte.

L’indagine parte dalle città di Bergamo e Brescia dove Daverio mostra alcuni luoghi davvero straordinari: la chiesa dei Santi Nazzaro e Celso (Bs), l’Accademia Carrara e la Pinacoteca Tosio Martinengo (Bg). All’interno di questi ambienti rintraccia le fonti e le principali fasi di questa grande tradizione artistica. L’influenza veneta giustapposta a un carattere gotico autenticamente longobardo del Foppa, artista del XV secolo; la revisione in chiave locale dell’influenza tizianesca unita a un senso di realismo del Romanino o del Moretto, quest’ultimo in grado anche di farsi anticipatore di una visione decisamente verista; la duplice veste del Moroni, “ritrattista formidabile - lo definisce Daverio - tanto che i personaggi da lui rappresentati sembrano appartenere al tempo di sempre, pittore della controriforma che al mondo reale, oggettivo e definito, frappone una visione eterea e fantasmagorica in una curiosa schizofrenia compositiva”. A Bergamo poi, nella basilica di Santa Maria Maggiore, le telecamere di Passepartout scoprono un’opera d’arte di assoluta qualità. L’opera in questione appare soltanto dopo la rimozione dei coperchi degli scranni del coro che rivelano le fantastiche tarsie lignee con storie bibliche del Lotto, “tecnicamente perfette - racconta Daverio -, rivelatrici di un mistero ai limiti dell’esoterico, poste in una sequenza narrativa che si sposta audacemente tra immagini da bibbia pauperum e geroglifici della moda rinascimentale. Una Cappella Sistina della falegnameria, un vero e proprio capolavoro”. Lotto, nato a Venezia ma vissuto a lungo in queste valli, rappresenta un fondamentale anello di congiunzione tra le origini venete e le velleità di narrazione di assoluto realismo, che caratterizzano l’arte di quest’area lombarda.

L’ultima parte della puntata si svolge a Napoli, dove al Museo di Capodimonte si è tenuta una mostra curata da Nicola Spinosa sugli ultimi anni di Caravaggio, gli anni della fuga tra Napoli, la Sicilia e Malta dopo che l’artista rimase coinvolto in un omicidio. Michelangelo Merisi da Caravaggio proviene da quel mondo lombardo del realismo attraverso il quale svolgerà la sua fondamentale rivoluzione pittorica. Un’evoluzione rapidissima come si evince dall’osservazione comparata di due opere dallo stesso soggetto, Cena in Emmaus, dipinte a distanza di soli cinque anni. Nella prima sono molto evidenti le tracce della sua formazione bergamasca, ivi compresa la passione per la natura morta. Nella successiva tutto diventa drammatico. “La teatralità assoluta e gestuale del primo Cristo “rockstar” - dice Daverio - è sostituita da un Cristo sciamano e alla precedente aneddottica stracciarola subentra un clima severo di pathos”. La scena più che realistica appare sublimata, è diventata teatro. Caravaggio chiude così drammaticamente il ciclo lombardo e bergamasco della pittura della realtà scoprendo la pittura dell’esistenza. Un realismo esistenziale perfettamente simbiotico con le vicende biografiche del pittore, di cui la mostra documenta gli ultimi difficili anni.

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