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Brera storia di una città

in onda domenica 14 agosto 2011 alle 13.20

Secondo appuntamento dedicato a Brera, in occasione dell’apertura al pubblico della sua Pinacoteca, avvenuta il 15 agosto 1809 per il trentesimo compleanno di Napoleone. È raro che un unico edificio possa raccontare alla perfezione la storia d’una intera città.

La storia di Brera inizia con la Confraternita degli Umiliati, attorno al XII e XIII secolo. Gli Umiliati si occupavano di produzione della lana e negli anni diventarono ricchissimi producendo anche stoffe per i teatri. Nel Cinquecento quando Carlo Borromeo iniziò a reprimere il mondo dello spettacolo che rappresentava il loro maggiore indotto economico, reagirono con vigore tentando anche un attentato nei confronti del futuro santo. Per loro sfortuna l’attentato fallì e i quattro “umiliati” artefici del misfatto furono tutti decapitati, dando per giunta il pretesto a Carlo di sciogliere l’ordine e di requisirne tutte le proprietà che furono acquisite dai Gesuiti. Con i Gesuiti nel ‘600 si attua una decisa ristrutturazione dell’edificio guidata dall’architetto Richini. Il Collegio Gesuitico diviene la scuola più importante della città, sviluppando in particolare ricerche avanzatissime nel campo della matematica, tanto che in un luogo molto particolare della città quale il Duomo, la guglia maggiore, quella dove è allocata la Madonnina, fu realizzata da Francesco Croce sulla base dei calcoli di Ruggiero Giuseppe Boscovich, fondatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera. Successivamente anche i Gesuiti caddero in disgrazia. Dopo il loro scioglimento il Palazzo passò all’amministrazione austriaca con Maria Teresa, particolarmente impegnata nel dispensare attraverso questo luogo le proprie velleità di regnante illuminata: il Regio Ginnasio di Brera prende il posto delle antiche Scuole Palatine, istituendo anche l’Orto Botanico e la Pinacoteca.

La storia delle raccolte della Pinacoteca inizia in pieno XVIII sec. quando Maria Teresa d’Austria decide le prime soppressioni di alcune chiese e monasteri della città, nell’ambito del piano di revisione del catasto della città, che era occupato per circa un terzo da beni riconducibili al mondo clericale. Per esempio i grandi teleri di Batoni e Bottani che campeggiano in una sala del museo provengono da una chiesa importante, Santi Cosmi e Damiano alla Scala, che fu abbattuta per dare spazio al nuovo teatro della città, il Teatro alla Scala.

Con Napoleone si assiste al definitivo assetto del Palazzo. Una struttura ormai pienamente inserita nella modernità, una sorta di incontro tra la didattica teresiana e la grandeur trasversale del Louvre, che diviene uno dei grandi progetti napoleonici per l’Europa. A Brera convergono opere da varie direzioni, che alimentano una collezione di grandissimo livello, di cui solo i nomi degli artisti delle opere provenienti da Venezia bastano come indicatori qualitativi, Bellini, Carpaccio, Mantegna, Cima da Conegliano, Tintoretto. Il museo attinge anche da molti altri luoghi. Un consistente contributo viene anche dalle Marche.

Vi è poi una produzione contemporanea di quel XIX secolo che illustra alla perfezione lo status della pittura italiana del tempo: Appiani, Hayez, i macchiaioli come Silvestro Lega, Pellizza da Volpedo, in un mondo iconico e culturale che non può non essere accostato con quello di un altro piccolo ma frequentatissimo museo della città, il Museo della Scala.

Quando l’Italia conosce la sua unità, Brera è ormai diventata grande. A tal punto che una parte delle sue collezioni verrà distaccata, passando al Castello Sforzesco, specificamente quelle orientate verso l’archeologia e le arti applicate, ma anche una ricca serie di dipinti.

Nel XX secolo le collezioni di Brera si arricchiscono ulteriormente sulla scia delle varie mutazioni di mode e di gusto. L’amore per le arti dei milanesi nella prima metà del XX secolo è un autentico collante civico: nel 1926 si costituiscono gli Amici di Brera e sotto il loro impulso vengono comperate una serie di opere di grandissimo livello storico e artistico, come “La cena in Emmaus” del Caravaggio, acquisto fatto nel 1939 su suggerimento dell’ex direttore Ettore Modigliani, già allontanato da ogni incarico per via delle leggi razziali. Nello stesso 1939, per uno strano gioco del destino, come gli Umiliati e i Gesuiti anche gli Amici di Brera vengono sciolti a seguito di leggi fasciste particolarmente restrittive sull’associazionismo per risorgere comunque dieci anni più tardi. Durante la guerra il Palazzo vien pesantemente bombardato e ricostruito a partire dal 1946. Successivamente il museo si arricchisce anche di capolavori contemporanei con le collezioni Jesi e Vitali, che annoverano opere di artisti importantissimi quali Picasso, Morandi, Modigliani, Boccioni e altri.

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