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La saga dei Gonzaga

in onda domenica 30 dicembre 2012 alle 13.20

Passepartout, il programma d’arte e cultura scritto e condotto da Philippe Daverio, approda a Mantova, in occasione della grande mostra ospitata dalla città lombarda, presso il Palazzo Te e il Palazzo Ducale, “Gonzaga. La Celeste Galeria”.

La mostra sui Gonzaga, che illustra le velleità collezionistiche dei membri di questa famiglia dal Rinascimento al Seicento, ponendo anche le basi delle moderne concezioni di museo, è il pretesto per raccontare Mantova, tra i centri più colti e avanzati del Rinascimento, città rimasta sempre un po’ ai margini dei grandi itinerari storico-artistici. Forse perché, come accade anche per Siena, risulta essere tagliata fuori dalle attuali grandi vie di comunicazione, autostradali o ferroviarie. D’altro canto probabilmente questa potrebbe essere anche un po’ la sua fortuna!

In una rievocazione della storia della città che attraversa gli anni del Marchesato del Monferrato fino alla dinastia dei Gonzaga, che prese il potere della città con un vero e proprio colpo di stato ordito da Luigi Gonzaga il 16 agosto 1328, per giungere poi al fallimento politico, economico e militare della Signoria avvenuto intorno al 1630, Daverio coadiuvato dai preziosi interventi del Direttore dei Musei Vaticani, al tempo delle riprese Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico di Firenze, Pistoia e Prato, già Ministro dei Beni Culturali, Prof. Antonio Paolucci, attraversa ed illustra i luoghi più significativi della città, Palazzo Te, Palazzo Ducale, la Chiesa di San Sebastiano, la Casa del Mantegna, e, lungo gli acquitrini della “bassa”, anche il Santuario di Santa Maria delle Grazie, dove sorprende il monumento funebre di Baldassar Castiglione, disegnato da Giulio Romano. E si scopre un dato che forse non tutti sanno: che Mantova è in realtà una città d’acqua, una città difesa dall’acqua, una città che deve molta della sua comunicazione all’acqua. Ed a questo suo rapporto con l’acqua si deve forse anche la perfezione geometrica che è insita in molte delle sue strutture urbanistiche. A Mantova infatti il rapporto tra il cubo e il cilindro, il cerchio e il quadrato, sembra quasi naturale.

E il passepartout scelto per aprire questa puntata, una confezione di un cd musicale, oltre ad evocare l’opera lirica il “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, che trova la sua ambientazione proprio nella Mantova del XVI secolo, esemplifica in modo semplice il cerchio nel quadrato. Quadratura del cerchio che a Mantova è ben visibile in almeno due esempi di architettura rinascimentale, la chiesa di San Sebastiano, progettata da Leon Battista Alberti e la Casa del Mantegna. Il Mantegna è anche autore dei famosissimi affreschi del Palazzo Ducale, tra cui quello splendido ed ardito della Camera degli Sposi. E all’umanesimo rinascimentale del Mantegna risponderà poco più di mezzo secolo dopo il gusto già proto-barocco e quasi neoclassico di un altro geniale artista quale Giulio Romano, interprete degli affreschi di Palazzo Te, svolti con equilibrio mirabile, tra gigantismo e minimalismo.

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