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Parco Nazionale del Gran Paradiso

  • Regioni: Piemonte, Valle d'Aosta
  • Provincia: Aosta, Torino
  • Comuni: 13
  • Estensione: 70.318 ettari
  • Istituzione: R.D.L. 03/12/22, n. 1584; D.P.R. 03/10/79
  • Ente gestore: Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale istituito in Italia, comprende quasi totalmente il massiccio del Gran Paradiso e si estende su cinque vallate al confine tra la Valle d’Aosta e il Piemonte. Abbraccia un territorio di alte montagne che variano dagli 800 metri dei fondovalle ai 4.061 metri del Gran Paradiso, unica vetta completamente italiana che supera i 4mila metri. Confinante con il Parco nazionale francese della Vanoise, con il quale forma un'area protetta "internazionale" di oltre 123.000 ettari, il parco reca l'indubbio merito storico di aver salvato dall'estinzione lo stambecco delle Alpi che a metà Ottocento era destinato a scomparire in tutta Europa tranne qualche centinaio di esemplari che ancora sopravvivevano in questi luoghi. Fu allora che il Regno del Piemonte introdusse il divieto di caccia allo stambecco sull'intero massiccio. Nel 1922 il Gran Paradiso fu poi donato da Vittorio Emanuele III allo Stato italiano, che ne fece il primo parco nazionale del nostro Paese.

Il territorio del parco è formato da cinque valli principali, tre valdostane (Cogne, Valsavarenche, Rhemes) e due piemontesi (Orco e Soana) e da circa 60 ghiacciai, laghetti e numerose cascate. Oltre ai laghi alpini naturali, racchiude bacini artificiali che, per la grande massa d'acqua che raccolgono, influenzano il clima della zona con nebbia e alti tassi di umidità. Geologicamente il parco è formato per lo più da rocce paleozoiche; il massiccio del Gran Paradiso è un blocco unico di "gneiss" (formazione rocciosa di origine metamorfica), che ne determina la compattezza e l'imponenza. L'area è caratterizzata da un ambiente di tipo prevalentemente alpino.

 Le montagne del gruppo sono state in passato incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti fino a creare le attuali vallate. Nei boschi a fondovalle gli alberi più frequenti sono i larici, capaci di crescere in breve tempo anche sui terreni nudi dell'alta montagna, misti ad abeti rossipini cembri e più raramente all'abete bianco. A mano a mano che si sale lungo i versanti, gli alberi fanno posto ai vasti pascoli alpini, ricchi di fiori nella tarda primavera. Salendo ancora, la vegetazione quasi scompare mentre sono le rocce e i ghiacciai che caratterizzano il paesaggio anche se straordinaria è la presenza di fiori ai limiti dei 4mila metri: giglio di monte, campanule, silene, sassifraghe, ranuncoli e genziane, oltre a specie preziose come la stella alpina, l'assenzio e l'androsace dei ghiacciai.

Boschi di larici e abeti, vaste praterie alpine, rocce e ghiacciai costituiscono lo scenario ideale per la vita di una fauna ricca e varia: lo stambecco è l'animale simbolo del parco, dove è presente con molti esemplari. I maschi, riconoscibili dalle lunghe corna ricurve, vivono in piccoli gruppi, mentre le femmine, dalle corna più corte, e i piccoli formano branchi separati. Molti sono anche gli esemplari di camosci e marmotte insieme con lepri alpine, volpi, martore, tassi, ermellini e donnole. È possibile osservare anche piccoli mammiferi, come il toporagno acquatico e quello comune, il topo selvatico e il topo selvatico collo giallo e l'arvicola delle nevi.

Gli uccelli sono quelli classici dell'ambiente montano: aquila reale, pernice bianca, fagiano di monte, coturnice, civetta capogrosso, civetta nana, rondone alpino, picchio nero, picchio rosso maggiore, tridattilo e muraiolo. Scomparso nel 1912, il gipeto sta ritornando grazie a un progetto di reintroduzione internazionale. Tipico dei boschi di conifere è ilcrociere, dal becco con le punte incrociate, peculiarità che gli permette di far leva sulle pigne per estrarne i semi. Nei corsi d'acqua guizzano tre specie di trota: comune, iridea e fario.

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